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Costume e società

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Pubblicazioni del 03/09/17 (Archivio)

15 milioni di russi rischiano di dover pagare la «tassa sul parassitismo» / Per un terzo si tratta di casalinghe
Una scena del film «Operazione ʻYʼ e altre avventure di Šurik»
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15 milioni di russi rischiano di dover pagare la «tassa sul parassitismo» Per un terzo si tratta di casalinghe

Circa 15 milioni di cittadini della Russia si trovano in un settore grigio dell'economia russa, vale a dire che non pagano le tasse e i contributi previdenziali. In tal modo un russo su dieci non provvede alla sua tutela sociale e alla sua pensione, lasciando l'incombenza allo stato. Le autorità non sanno bene come far uscire questa categoria di persone dall'ombra.

Dai dati della Corte dei conti della Federazione russa, senza contare bambini, pensionati, studenti e altre categorie della popolazione non occupate, risulta che 14,4 milioni di russi ufficialmente non hanno uno stipendio, sebbene la maggior parte di loro abbia un reddito sul quale non paga le tasse. Secondo la stima del ministero delle Finanze la cifra arriverebbe a 15 milioni di persone. Lo scrive il giornale «Izvestija».

Quanto esattamente sborsi lo stato per il welfare di questi cittadini, e più esattamente per il pagamento della pensione minima e dell'assistenza sanitaria, gli esperti non riescono a valutarlo. Secondo le informazioni dell'Istituto nazionale russo di statistica, gli stipendi in nero e gli introiti ibridi sarebbero di circa 162 miliardi di euro. Le perdite per il bilancio statale a causa del lavoro nero sono stimate dal ministero delle Finanze in 81 miliardi di euro.

Di questi 14 milioni di russi circa 9 milioni lavorano evadendo le tasse, ma non vanno neanche dimenticati quelli che possono realmente non lavorare, per esempio le casalinghe, che sono 3-4 milioni. Inoltre, circa 21 milioni di russi hanno introiti continuativi non ufficiali. Secondo gli esperti, per fare uscire queste persone dall'ombra, lo stato dovrebbe migliorare le garanzie sociali per la popolazione.

Le autorità già da tempo si scervellano su come fare a far versare ai datori di lavoro i contributi per i propri dipendenti. Tanto che il governo russo sta discutendo una riforma tributaria che prevede la riduzione dei contributi previdenziali nei fondi extra bilancio dal 30 al 21%. In compenso si prevede di aumentare l'IVA dal 18 al 21%. Potrebbe poi essere d'aiuto la legge sull'obbligatorietà di pagare gli stipendi solo tramite accredito bancario.

Piuttosto di recente è poi circolata la proposta d'introdurre la «tassa sul parassitismo» per la quale i cittadini che non lavorano sarebbero tenuti a pagarsi i contributi per provvedere alle proprie garanzie sociali. Il documento è in fase di concertazione al gabinetto dei ministri.

Gli esperti ritengono tuttavia che il problema principale consista nel fatto che in Russia né i datori di lavoro né i cittadini vedono il senso di pagare i contributi previdenziali; tale opinione è piuttosto radicata anche a causa della bassa aspettativa di vita nel paese. Molti russi sono convinti che non faranno in tempo a usufruire dei soldi versati per la pensione.

Mosca, Zoja Oskolkova

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