Pubblicazioni del 09/07/15 (Archivio)

Le armi dei leader sovietici (FOTO) / Da un browning di Lenin ai Colt di Brèžnev
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Le armi dei leader sovietici (FOTO) Da un browning di Lenin ai Colt di Brèžnev

Nell'epoca sovietica l'atteggiamento dei cittadini comuni alle armi da fuoco era del tutto particolare. Con le armi venivano premiati eminenti politici ed illustri esponenti. La pistola è diventata un simbolo di potere. E le prime persone dello Stato avevano un privilegio: la possibilità di tenere, portare ed usare le armi da combattimento, da caccia e le armi sportive in qualsiasi quantità. Così, i leader dell'Unione Sovietica avevano i propri arsenali di armi, che usavano piuttosto spesso.

La leggenda del browning di Lenin

Vladimir Il'ič Lenin con una pistola in mano si vede nel film classico sovietico «Il 6 luglio» (il giorno dell'ammutinamento dei socialisti-rivoluzionari contro il governo dei bolscevichi a Mosca). Gli eventi nel film si svolgono il 6 luglio del 1918, il leader della rivoluzione dimostra tutta la sua risolutezza: tira da un cassetto della sua scrivania una pistola simile a un browning, tira indietro l'otturatore, e poi la mette nella tasca. Tuttavia, gli storici ritengono che questo momento sia stato solo una trovata del regista.

Secondo le reminiscenze dei contemporanei, Lenin comunque aveva una pistola. La banda del rapinatore Jacov Koshelkov ha rubato il portafoglio e il browning di Il'ič. Quando i banditi sono stati trovati, e il loro leader è stato ucciso, si è scoperto che con sé aveva due pistole: un mauser e il browning di Lenin, che, secondo alcuni voci, è stato restituito al leader sovietico.

New Day: Le armi dei leader sovietici (FOTO)

La riproduzione del quadro di Aleksandr Moravov «Lenin alla caccia»

Secondo le affermazioni di alcuni storici, un certo arsenale Lenin aveva a disposizione. Il leader della rivoluzione era un appassionato cacciatore. Gli armaioli di Tula hanno regalato a lui un fucile con un set per la produzione autonoma di cartucce. Un altro fucile da caccia di Il'ič è ancora oggi custodito a Gorki.

Dieci pistole di Kirov

Un favorito di Stalin, Sergej Mironovič Kirov, come Lenin, era molto appassionato di caccia. Era un eccellente tiratore e sempre preparava da solo il suo grande arsenale per la caccia. All'inizio della sua fulminante ascesa politica nei primi anni '20 aveva solo due fucili da caccia – Vickers e Le Page, mentre già dieci anni dopo, come evidenziato nei documenti d'archivio, Kirov possedeva almeno una dozzina di fucili a canna liscia ed a quella filettata.

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Sergej Kirov e Iosif Stalin

Prima della caccia Kirov preparava le cartucce da solo e a nessuno affidava la pulizia e lubrificazione delle proprie armi. Nel 1934 la Società militare di cacciatori ha ottenuto una licenza per la caccia di due alci, alla quale è stato invitato anche Kirov. Quella volta però non è riuscito ad andare a caccia: a distanza di un mese è stato ucciso con una revolverata alla nuca all'interno di Smol'nyj, la sede del partito comunista a Leningrado, da Leonid Nikolayev, la cui moglie è stata sfacciatamente corteggiata dal leader dei comunisti di Leningrado, uomo sposato anche lui. In memoria di Kirov quell'anno la caccia invernale agli alci è stata annullata.

Il «tiratore di Voroscilov» Nikita Chruščëv

Delle armi di Nikita Chruščëv si è saputo poco. Era un appassionato cacciatore e spesso andava a fare delle battute di caccia nelle foreste. Nella dacia governativa c'era anche un poligono di tiro, dove il primo segretario vinceva sempre.

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Nikita Chruščëv a Zavidovo

Inoltre, è stato sconsigliato superare Chruščëv sia per la precisione dei colpi, che per il numero di trofei. Secondo le reminiscenze di uno dei generali, nell'inverno del 1959 Chruščëv era a caccia insieme a un membro del Politburo Kirilenko, hanno sparato contemporaneamente ed entrambi hanno colpito lo stesso cinghiale. Il capocaccia ha estratto le cartucce dalla carcassa dell'animale e ha dichiarato che il proiettile che ha ucciso il cinghiale era quello di Chruščëv e l'altro cacciatore ha solo ferito l'animale. Kirilenko si è arrabbiato e ha chiamato il capocaccia leccapiedi. Poco dopo Kirilenko è stato rimosso dal suo incarico, e al suo posto è stato nominato Frol Kozlov, che non discuteva con Chruščëv sulla caccia.

Quattro Colt di Brèžnev e 128 arme da fuoco del maresciallo Grečko

Leonìd Il'ìč Brèžnev era un vero e proprio amante delle armi. La prima pistola l'ha ricevuta nel 1927, quando, data la difficile situazione nella campagna, il governo sovietico spesso armava «l'intellighenzia lavorativa», alla quale apparteneva anche Brèžnev.

Durante la Grande Guerra Patriottica nel 1943 Brèžnev è stato premiato con un mauser personale. Sulla parte metallica della fondina con funzioni di calcio c'è la scritta: «Per meriti di guerra». Un anno dopo il prossimo segretario generale ha ricevuto un altro magnifico campione di armi tedesche – Mauser M-712, che era del tutto inusuale a quel tempo – poteva sparare a raffica.

A Brèžnev piacevano tanto i western americani, in particolare, quelli con la partecipazione dell'attore Chuck Connors. Nel 1973 il talento e il suo ammiratore si sono incontrati di persona. E Connors ha regalato al Segretario Generale due Colt «Peacemaker» e un cappello da cowboy. Dicono che Brèžnev era felice.

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Leonid Brèžnev e Chuck Connors

In seguito, la società «Colt» ha prodotto appositamente per il Segretario Generale due revolver esclusivi con numeri di fabbricazione LIB-1 (Leonìd Il'ìč Brèžnev-1) e LIB-2. Rivestiti in oro e in avorio, con ricche decorazioni, sono già di per sé opere d'arte.

Inoltre, Leonìd Il'ìč possedeva anche un Walther PPK del 1931 – un'arma di James Bond, l'agente 007. Questo regalo gli è stato consegnato dal responsabile del KGB dell'Ucraina. La pistola ha il corpo placcato d'oro e la scritta: «Al Maresciallo dell'Unione Sovietica Leonìd Il'ìč Brèžnev» e sulla custodia – «Al caro Leonìd Il'ìč dai cekisti ucraini».

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Leonid Brèžnev dopo una caccia fortunata

Nell'arsenale del Segretario Generale c'erano circa 90 fucili a canna liscia ed a quella filettata, a quell'epoca un buon fucile valeva circa 50 mila rubli (negli anni '70 nell'URSS lo stipendio medio era di circa 150 rubli al mese). Le sue armi da caccia preferite erano Winchester, regalato per il suo 60° anniversario da Michail Šolochov, e la carabina Mauser, prodotta dalla Holland & Holland, il regalo del Maresciallo Grečko.

Anche Grečko, il ministro della Difesa dell'URSS, era esperto ed amante delle armi. L'ufficiale Evgeny Rodionov, che lavorava con il ministro, aveva ricordato: «Possedeva centoventotto arme da fuoco, a canna liscia ed a quella filettata. E pistole. Regalate e non regalate. Io ero incaricato con responsabilità personale della custodia e manutenzione di tutte le centoventotto arme... Dopo la morte di Andrej Antonovič ci sono voluti tre mesi per inventariare le sue armi, ho consegnato tutto…»

Il fucile trilineare di Stalin

L'immagine più famosa e funesta di Stalin con le armi è la scena di un telegiornale girato nei primi mesi del 1934, dove egli prende di mira la sala con il fucile Mosin dotato di cannocchiale, classificato come fucile trilineare, regalatogli dagli armaioli di Tula. A quanto pare, non a caso che stava puntando verso la sala – dei 139 membri e dei membri supplenti del partito bolscevico, eletti al congresso, il 70% è stato fucilato entro i successivi tre – quattro anni.

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Iosif Stalin prende di mira il pubblico raccolto nella sala con il fucile Mosin

Generalmente parlando, Stalin amava e conosceva bene le armi: da giovane faceva rapinatore e grassatore – espropriava fondi per le esigenze del partito. Allora l'arma preferita dei banditi era il browning belga, fabbricato nel 1900 e apprezzato per la precisione di tiro e per le sue piccole dimensioni, che lo rendeva comodo da portare nascosto.

Dopo la Rivoluzione d'Ottobre a Stalin hanno cominciato a regalare tanti tipi di armi. Sono note almeno 14 pistole appartenute a Stalin. Una delle leggende sviluppate intorno all'immagine del generalissimo dice che ogni volta, partendo dalla sua dacia di Kuntsevo nei pressi di Mosca per raggiungere il Cremlino, lui portava con sé una pistola, a tal fine nel suo impermeabile è stata cucita una tasca segreta.

Anche nella dacia, nel salotto piccolo, vicino al camino c'erano due fucili. Di tanto in tanto il capo, alla pari dell'ultimo zar russo, usciva a sparare alle cornacchie. Il più delle volte portava con sé una Winchester, le pallottole della quale sono state estratte dai tronchi degli alberi nel parco dopo la sua morte.

Fonte: «Komsomolskaya Pravda»

Mosca, Ekaterina Rudnik

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