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Economia e finanza

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Pubblicazioni del 10/03/16 (Archivio)

Le autorità russe vogliono introdurre una tassa sul parassitismo / I cittadini disoccupati dovranno versare dei contributi per poter usufruire dei servizi pubblici
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Le autorità russe vogliono introdurre una tassa sul parassitismo I cittadini disoccupati dovranno versare dei contributi per poter usufruire dei servizi pubblici

Il governo russo sta discutendo un disegno di legge che prevede l'introduzione di una tassa per quei cittadini che sono idonei al lavoro, ma ufficialmente non risultano nullafacenti. Non basta, perché è già pronto un ulteriore disegno di legge che propone il versamento di una determinata quota direttamente nelle casse delle regioni della Federazione Russa da parte dei cittadini idonei al lavoro che non fanno parte delle categorie agevolate. Quale sia l'entità del versamento per ora non è noto.

Attualmente si sta mettendo a punto il disegno di legge per il quale i cittadini che scelgono la strada del «parassitismo» devono pagare un contributo per l'utilizzo di fatto delle infrastrutture pubbliche. Il problema consiste nel fatto che chi non lavora va a pesare su chi lavora, non essendo i primi rintracciabili né nel sistema del Fondo Pensionistico nazionale (INPS russo) né in quello dell'Agenzia delle Entrate come datori di lavoro, hanno fatto sapere il governo.

Di dati ufficiali su quanti siano i lavoratori russi che si trovano nella cosiddetta «zona grigia» (sconosciuti completamente al fisco) non ce ne sono. L'anno scorso il Fondo Pensionistico nazionale ha raccolto fondi da 62 milioni di contribuenti, lavoratori per i quali almeno una volta nel corso dell'anno è stato fatto un versamento. Un'altra parte dei cittadini per vari motivi non deve poi versare i contributi del Fondo per il lavoro. In tutto nel paese le persone in età lavorativa sono 75 milioni.

In precedenza, i rappresentanti del ministero del Lavoro avevano comunicato che in Russia si sarebbe potuta introdurre una tassa «sui parassiti», simile a quella già in vigore in Bielorussia.

Il primo a reintrodurre nei paesi dell'ex URSS la pratica sovietica di punire chi non avesse un posto ufficiale di lavoro è stato il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukašenko. Quest'ultimo nell'aprile dello scorso anno ha infatti firmato un decreto in base al quale i cittadini che non contribuiscono al finanziamento delle spese statali per più di sei mesi sono obbligati a pagare una tassa di 170 euro. Questa legge è applicabile non solo ai cittadini bielorussi ma anche agli stranieri residenti nel territorio del paese.

Circa un anno fa in Russia era stato elaborato un pacchetto di emendamenti alle leggi federali, secondo il quale si proponeva che i cittadini russi i quali, pur avendo un lavoro, non registrassero ufficialmente la loro posizione per più di sei mesi, venissero condannati a svolgere lavori socialmente utili per un periodo fino a un anno. Per questo c'è chi propone di scrivere nella Costituzione della Federazione Russa che il lavoro non è solo un diritto ma anche un dovere di ciascun cittadino. Secondo il progetto di legge, non vengono considerati «parassiti» i cittadini minori di 18 anni, gli invalidi, i genitori di minori invalidi, le donne con bambini minori di 14 anni e una serie di altre categorie di cittadini. Il disegno di legge ha avuto una vasta risonanza pubblica. La maggioranza delle regioni russe hanno sostenuto l'iniziativa.

Mosca, Zoja Berezina

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