Pubblicazioni del 05/07/15 (Archivio)

Partnership Russia-Italia nell'Artico in tempo di sanzioni
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Partnership Russia-Italia nell'Artico in tempo di sanzioni

L'Italia è uno dei partner strategici attualmente più importanti in Europa per la Russia; fra i due Paesi si sono stabiliti e vanno consolidandosi interessi reciproci che riguardano molti ambiti, fra i quali, la collaborazione nell'Artico.

Come scrive nel suo articolo Marija Lagutina, docente e titolare della cattedra di Politica Mondiale presso la facoltà delle Relazioni Internazionali dell'Università Statale di San Pietroburgo, l'Italia è l'unico Paese del Mediterraneo che ha ottenuto lo status di osservatore permanente tra quelli non artici che rientrano nell'Arctic Council (АС). E per Roma gli interessi per le attività svolte in quella zona non sono di natura politica, ma economica.

Le sanzioni introdotte da USA ed UE lo scorso anno hanno indubbiamente avuto un contraccolpo sui progetti russi legati al quadrante boreale, soprattutto mettendo a rischio l'attività della compagnia "Rosneft» nei giacimenti della piattaforma continentale. Secondo gli esperti russi "le sanzioni dimostrano chiaramente come l'Occidente non sia affatto interessato alla promozione della Russia in questo settore, nonostante la crescente necessità di risorse energetiche".

Attualmente, un ruolo chiave nell'attività economica dell'Italia nell'Artico è ricoperto dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal dipartimento per l'energia e dall'ENI, il cui fondatore, Enrico Mattei, a suo tempo aveva adottato un nuovo approccio nei confronti dei paesi estrattori di petrolio; ciò aveva permesso all'ENI di assicurare la propria presenza nelle regioni interessate, più precisamente in Norvegia (Mare di Barents), Russia (Yamal) e Alaska (USA). Due anni fa, nell'ambito del Forum Internazionale dell'Economia tenutosi a San Pietroburgo, "Rosneft» ed ENI hanno firmato un accordo definitivo sottoscrivendo una Dichiarazione di tutela dell'ambiente e conservazione della biodiversità durante la ricerca e la lavorazione delle risorse minerarie della piattaforma continentale della Federazione Russa.

Anche altre compagnie italiane, impegnate nella sfera dell'estrazione di gas e petrolio, manifestano interesse per l'Artico; fra esse la BECROMAL, la Magma Energy Italia, la Valvitalia, la Telespazio ed altre.

L'Italia, va ricordato, è una delle più importanti potenze marittime: può vantare una grande esperienza nella navigazione e nella costruzione di imbarcazioni.

Nel dicembre 2013, durante la visita di Vladimir Putin a Trieste, è stato sottoscritto un Memorandum per un progetto italo-russo che coinvolgeva la holding navale Fincantieri e l'istituto statale Krylovskij (leader nel settore scientifico della costruzione di navi in Russia) per la realizzazione di una nave da trivellazione del valore di un miliardo di euro, destinata ad operare nell'Artico russo fra ghiacci il cui spessore arriva a raggiungere il metro e mezzo.

Ma l'ambizioso progetto è messo in discussione dalle sanzioni che, in pratica, annulleranno la collaborazione già esistente nell'Artico fra «Rosneft» e la consociata americana Exxon Mobil, l'italiana ENI e la norvegese Statiol. Ma, insieme alla Russia, ne uscirà danneggiato anche l'Occidente.

Nonostante le proteste degli imprenditori italiani, nella seconda metà del 2014 la collaborazione fra le compagnie europee e la Russia nell'Artico si è praticamente arrestata.

In questo scenario, un avvenimento importante che risale alla fine dello scorso anno è la stipulazione di un accordo trilaterale di partnership strategica fra la corporazione statale russa Roctech e Finmeccanica (una delle più grandi aziende italiane di costruzioni meccaniche) insieme alla compagnia petrolifera «Rosneft». L'Italia ha, in questo modo, messo fine al periodo di interruzione dei rapporti fra Russia ed Europa, manifestando la chiara intenzione di riallacciare le relazioni e realizzando gli scopi che si era prefissata durante il proprio mandato di presidenza dell'UE.

Mosca, Zoja Oskolkova

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