Pubblicazioni del 04/03/15 (Archivio)

Un fazzoletto di terra per combattere la crisi / Le autorità russe offrono terreni della Siberia e dell'Estremo Oriente
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Un fazzoletto di terra per combattere la crisi Le autorità russe offrono terreni della Siberia e dell'Estremo Oriente

Valorizzare le terre 'vergini'. È questo l'orientamento escogitato dalle autorità russe per far fronte all'emergenza disoccupazione e riattivare il settore primario. Il progetto prevede che ogni cittadino possa ricevere un ettaro di terreno per sviluppare attività legate all'agricoltura e all'allevamento.

Il Presidente russo Vladimir Putin ha appoggiato l'idea di concedere a titolo gratuito i terreni per un periodo di almeno cinque anni, tempo utile a valutare se sia il caso che resti in concessione alla persona oppure torni nella disponibilità dello Stato.

Per ragioni legate al rischio corruzione e alla prevenzione di abusi, si è scelto di evitare la distribuzione di quelle terre situate in prossimità dei grandi centri urbani, mantenendo, cioè, la distanza di sicurezza dalle zone ad alto tasso di competitività ed ampio sviluppo infrastrutturale.

Verrà anche limitata la possibilità di rivendite dei terreni a persone fisiche e giuridiche straniere.

La Duma ha messo a punto un disegno di legge che individua 30 categorie di cittadini potenzialmente referenziati per richiedere l'assegnazione. Tra queste rientrano le persone che, per almeno 10 anni, hanno lavorato in condizioni difficili o di pericolo come nel sottosuolo o in luoghi esposti ad alte temperature.

I latifondisti potranno edificare singole abitazioni individuali, orti familiari, creare aziende agricole, sviluppare l'allevamento e l'agricoltura. Ma non sarà loro concesso di modificare la destinazione d'uso dello spazio a disposizione o di rivenderlo. Il progetto prevede l'assegnazione di un ettaro ma è stata prevista la possibilità di ottenere appezzamenti aggiuntivi, ad un prezzo più vantaggioso, per favorire attività più ampie.

L'applicazione sperimentale partirà dall'Estremo Oriente visto che, stando ai dati del Servizio Federale del Catasto, nel Primorskij Krai (il Territorio Litorale russo sull'Oceano Pacifico) vi sono ben 770 mila ettari disponibili. Si tratta di circa la metà di tutti i terreni agricoli di una regione che lamenta situazioni di scarso utilizzo dei fondi, alcuni dei quali addirittura lasciati in stato di abbandono.

Gli imprenditori che operano nell'estremo Oriente parlano di un debole sostegno all'agricoltura ed esprimono scetticismo sulla convenienza a richiedere terreni situati in zone isolate e disabitate. Questo disagio è inoltre accompagnato da costi di avviamento piuttosto alti: recintare, preparare l'area per la semina, sistemare le macchine agricole, costruire impianti per i dipendenti, sono attività che richiedono un investimento minimo di 150 mila euro, a fronte di un profitto che potrebbe arrivare a distanza di qualche anno o non arrivare mai. Come nel caso di Anatolij Mihajlovič, agricoltore di Primorskij: «Ho avuto un paio di ettari di terreno in concessione, ma dopo quattro anni l'attività è fallita. Da un ettaro, infatti, non si ottiene nulla. Ne servirebbero almeno una decina». Ecco i numeri: «Per realizzare un profitto solo con le patate – ha spiegato – occorrono almeno 2,2 milioni di rubli (33 mila euro), da spendere per le sementi, la coltivazione, la raccolta e così via. E il profitto, quando c'è, è minimo».

Vladivostok, Zoja Oskolkova

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