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Pubblicazioni del 11/22/16 (Archivio)

Intervista a on. Giuseppe Brescia, esponente M5S, sul voto degli italiani all'estero al referendum costituzionale
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Intervista a on. Giuseppe Brescia, esponente M5S, sul voto degli italiani all'estero al referendum costituzionale

Roma, 22 Novembre (New Day – Italia), intervista realizzata da Vsevolod Gnetii

Il tour mondiale dei parlamentari M5S parte da Mosca? Quali sono i motivi di questa scelta? Quanti sono gli elettori italiani residenti o soggiornanti in Russia? Quanto pesa il loro voto sull'esito referendario?

«Il tour mondiale di parlamentari M5S non parte da Mosca, ci sono state diverse tappe prima: Monaco, Londra, Madrid, ecc. Non abbiamo scelto l'ordine delle città in base a motivi politici ma solo per ragioni organizzative e logistiche. In Russia risiedono più di 3000 cittadini italiani, il nostro obiettivo è intercettarne il numero maggiore possibile e spiegare loro le ragioni del no, nella consapevolezza che per un appuntamento così importante quale sarà quello del 4 dicembre ogni singolo voto potrà fare la differenza".

Gli italiani sparsi per il mondo sono oltre 4 milioni? In che modo il voto all'estero può condizionare l'esito referendario?

«Dopo che il ministro Boschi ha fatto un tour elettorale in America Latina a spese dei contribuenti italiani, Renzi proprio questa settimana ha annunciato l'invio di una lettera ad ogni italiano estero, falsando di fatto il risultato referendario. Si tratta di un comportamento di una scorrettezza inaudita che vi dà la portata però dell'importanza del voto degli italiani all'estero. Anche per questo motivo non vogliamo lasciare nulla di intentato. Inoltre, il tour in giro per il mondo non è certo l'unica attività in cui saremo impegnati: batteremo tutti i comuni italiani per far capire l'importanza di questo NO al popolo italiano».

Tra gli elettori ci sono numerosi russofoni naturalizzati, che hanno acquisito la cittadinanza italiana e votano, ma per delle difficoltà linguistiche e per la complessità della materia trattata, trovano delle difficoltà nel districarsi dalle norme costituzionali? Potreste spiegare in parole semplici e concrete il perché del «NO» al referendum?

«Ci sono tantissimi ottimi motivi per dire NO a queste riforme, provo ad elencare nel modo più semplice i quattro principali: in primo luogo, il Senato resta, non viene abolito. La struttura del Senato di Palazzo Madama a Roma resta in piedi così com'è. Con i propri uffici, con il proprio personale, con le proprie Commissioni. Non ci sarà, dunque, nessun vero risparmio dei costi della politica. Questo è un vero e proprio inganno: a fronte di piccola riduzione dei costi, quando se avessero voluto avremmo potuto risparmiare 10 volte tanto dimezzando il numero di tutti i parlamentari come ha proposto il M5S, stanno comprimendo i diritti e sottraendo la democrazia ai cittadini».

In secondo luogo, i membri del nuovo Senato, così come i membri delle Province, non verranno più eletti direttamente dai cittadini, ma nominati dai Consigli regionali e, dunque, direttamente dai partiti politici. Politici che eleggono altri politici. Viene tolto così il diritto di voto e di preferenza ai cittadini in totale violazione del principio costituzionale secondo il quale "la sovranità appartiene al popolo".

In terzo luogo, i nuovi senatori, non solo, saranno espressione della classe politica più corrotta nel Paese e non si velocizzerà affatto ma, addirittura, sia i Sindaci che i Consiglieri Regionali, una volta messo piede in Parlamento e nonostante non siano stati eletti direttamente dal Popolo, godranno di tutte le immunità e guarentigie parlamentari previste dalla legge per i deputati. Difficilmente, dunque, potranno essere perseguibili dalla Magistratura per eventuali reati. Non potranno essere perquisiti, intercettati e arrestati senza autorizzazione di Palazzo Madama: cioè senza autorizzazione dei loro colleghi! Per loro, un vero e proprio, ingiustificato condono politico.

Infine, con questa riforma aumentano le firme per le leggi di iniziativa popolare da 50 mila a 150 mila. Stessa cosa per i referendum abrogativi: in cambio di un modesto abbassamento del quorum (dal 50% più uno degli aventi diritto alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei deputati), le firme da raccogliere salgono da 500 mila a 800 mila. La possibilità per i cittadini di esprimersi viene, dunque, ulteriormente ostacolata!".

Esistono circoli ufficiali del M5S in Russia o, in generale, nell'area dell'ex URSS?

«Non esistono circoli o sedi del M5S neanche in Italia. Noi non siamo un partito, non abbiamo una struttura tradizionale, siamo nati sulla rete e nelle piazze e ci siamo sviluppati in modo innovativo».

Ci sono molti indecisi tra gli elettori e gente apatica, che ha perso interesse per la politica. Avete dei validi argomenti per convincere gli indecisi e i non votanti a recarsi alle urne? Quali sono le argomentazioni e in che modo userete l'opera di convincimento?

«Le argomentazioni sono tante e le ho elencate rispondendo alla domanda precedente. Utilizzeremo diversi metodi per informare i cittadini rispetto ai rischi che si corrono disinteressandosi a questo voto, anche metodi che finora raramente abbiamo adottato come l'uso della cartellonistica. Come detto, noi siamo nati in rete ed è lì che si sviluppa la nostra azione più incisiva. Inoltre siamo gli unici politici in grado di riempire ancora le piazze, grazie a noi, al nostro entusiasmo di forza giovane stiamo facendo riavvicinare la gente alla politica e sono certo che anche in questa occasione riusciremo a risvegliare molte coscienze».

Chi sono i vostri oppositori più temibili della parte avversaria, coloro chi promuovono il «SI» al referendum?

«Non c'è dubbio che questo appuntamento sia un preliminare delle prossime politiche tra noi del M5S e il PD. I nostri principali avversari sono loro e tutti i poteri che lo appoggiano più o meno apertamente».

Il referendum ha difatti polarizzato l'opinione pubblica italiana, facendo spaccare la società. Quale sarà l'Italia all'indomani dell'esito referendario? Due ipotesi: se vince il «NO» e se vince il «SI».

«Qualora dovesse vincere il NO, come ci auguriamo, potrebbe aprirsi una crisi di governo, Renzi potrebbe dimettersi e si potrebbe delineare la possibilità della formazione di un governo tecnico che traghetti il Paese fino alle elezioni politiche non prima di aver riformulato la legge elettorale, l'Italicum. Una legge che il PD ha elaborato pensando di far fuori proprio noi del M5S e che invece ora potrebbe favorire una nostra vittoria, e che quindi non va più bene. Vincesse il sì, probabilmente si arriverebbe a fine legislatura con questo governo e alle prossime elezioni sarebbe riconfermato Renzi alla guida del paese. Ma è un'ipotesi che non vogliamo neanche prendere in considerazione».

Sul piano pratico, quali conseguenze porterà la vittoria del «NO»? Ci saranno le elezioni politiche anticipate? Quando?

«In termini temporali non credo cambi molto. Non credo si tornerà alle urne prima della fine naturale della legislatura in corso, se non altro per il fatto che molti deputati e senatori dello stesso PD sono alla loro prima (o ultima) legislatura e mai rinuncerebbero ai benefici pensionistici derivanti dallo svolgimento completo del mandato».

Alle future elezioni politiche il M5S intende, come sempre, correre da solo, o ci può essere un'alleanza? Ad esempio, nel caso della spaccatura/scissione del PD, con la minoranza guidata (e fuoriuscita) di Pier Luigi Bersani.

«Il M5S corre da solo, lo ha sempre fatto e non c'è nulla che possa far pensare ad un cambiamento di rotta su questo punto. Lo abbiamo sempre detto: noi non ci alleiamo con chi ha distrutto il nostro paese, con chi ha ridotto in povertà milioni di cittadini italiani, con chi ha pensato solo ed esclusivamente ai propri privilegi. Siamo un'altra cosa, una cosa totalmente diversa e se gli italiani ce ne daranno la possibilità dimostreremo come è possibile governare il paese solo per il bene della collettività».

© 2016, «New Day – Italia»

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