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Interviste

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Pubblicazioni del 10/20/15 (Archivio)

Intervista a Lisa Coletto, avvocato specializzato in difesa dei richiedenti asilo e, in particolare, degli sfollati ed immigrati provenienti dall'Est dell'Ucraina, dalle zone del Donbass
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Intervista a Lisa Coletto, avvocato specializzato in difesa dei richiedenti asilo e, in particolare, degli sfollati ed immigrati provenienti dall'Est dell'Ucraina, dalle zone del Donbass

Roma, 20 Ottobre (New Day – Italia), intervista realizzata da Vsevolod Gnetii

Lei è un avvocato specializzato nella difesa dei profughi, esuli provenienti dal Donbass. Secondo i dati diffusi da Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati (Unhcr) a causa del conflitto armato c'è stato il boom di cittadini ucraini richiedenti asilo nell'UE e l'Italia fa parte dei cinque paesi più accoglienti, i quali insieme hanno assorbito il 60% dei profughi ucraini. Come valuta la situazione con il flusso profughi provenienti dall'Ucraina?

«E' un vero e proprio boom di domande d'asilo, mai così tante provenienti da un paese europeo sin dai tempi della guerra in Jugoslavia. Il conflitto cruente nel Donbass provoca flussi massicci dei profughi, un vero e proprio esodo. La gente scappa via dai bombardamenti, dalla fame, da persecuzioni e vessazioni perpetrati dai paramilitari nazionalisti sponsorizzati dal governo ucraino. I paramilitari filogovernativi trattano i propri concittadini come abitanti dei territori occupati con tutte le conseguenze».

Chi sono i profughi ucraini che scappano dalla guerra? Potrebbe raccontare qualche storia «tipica» di un richiedente asilo ucraino?

«I nomi, per ovvi motivi, sono di fantasia. Ecco alcune storie di cittadini ucraini richiedente asilo in Italia. Natalia P.: ho lasciato tutto – casa e lavoro perchè temevo per la mia vita. La situazione non era più sopportabile, l'attacco era all'ordine del giorno, non si poteva più uscire di casa, i militari dilagavano nel paese e gli attacchi ai civili erano sempre più diffusi; Volodymyr V.: è in corso una guerra fratricida alla quale non voglio prender parte, sono soggetto a leva, ma non voglio combattere contro i miei compaesani. Evitando l'arruolamento, rischio l'incriminazione con la condanna ad anni di prigione per renitenza o addirittura diserzione e, con numerose possibili aggravanti, la pena aumenterebbe... »

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Esodo di massa dei profughi dal Donbass

Qual'è atteggiamento del governo italiano per quanto riguarda l'accoglimento delle domande dei profughi ucraini? Ai profughi del Donbass è riconosciuto lo status di rifugiato?

«Lo stato italiano non può negare la possibilità di presentare la domanda di protezione internazionale,ma certo è che, l'attuale stato di confusione europea non permette certo di ottenere lo status di rifugiato in maniera facile. Le Commissioni Territoriali cercano sempre più certezze (documenti, prove....) che, ovviamente, molto spesso i richiedenti non hanno; ma soprattutto è sempre più difficile far passare il messaggio che, oggi, per un cittadino ucraino tornare nel paese vorrebbe dire rischiare la vita».

Tra i richiedenti asilo ucraini ci sono i casi degli apolidi, ossia quelli che rinunciano alla propria cittadinanza, non riconoscendo il governo in carica, giunto al potere grazie alla violenza del Maidan?

«Si, ci sono le persone che optano per lo status di apolide perchè ritengono che il governo in carica sia illegittimo, essendo arrivato al potere grazie a un colpo di stato accompagnato da violenze di piazza. Il rogo di Odessa, costato la vita a oltre 50 persone innocenti, ha fatto sì che molti cittadini ucraini, diventando richiedenti asilo in Italia, disconoscono il proprio governo, preferendo lo stato di apolide. Un vero è proprio shock è stata una barbara uccisione del fotografo italiano Andrea Rocchelli ad opera delle forze armate governative ucraine. Nonostante le numerose rassicurazioni del governo ucraino i colpevoli tuttora rimangono impuniti. Molti richiedenti asilo ucraini hanno espresso la solidarietà all'Italia per questa perdita, adducendo questo brutale assassinio come esempio di una diffusa e quotidiana illegalità in cui, purtroppo, sono costretti a vivere centinaia di migliaia di persone. I profughi non hanno il minimo di fiducia nell'operato del governo ucraino e non pensano affatto che la situazione sul terreno possa migliorare. Ovviamente, ancor più difficile risulta dimostrare il non riconoscersi cittadino di uno Stato del quale, legalmente, hanno la cittadinanza».

Qual'è la reazione del governo ucraino al flusso di profughi provenienti dal paese verso l'UE? Il governo ucraino, tramite la propria ambasciata, o in qualche altro modo, ha cercato di alleggerire la situazione dei propri concittadini, magari stanziando dei fondi a favore dei profughi?

«Come molte altre ambasciate, ma soprattutto come la normativa internazionale da sempre vuole, anche l'istituzione ucraina si guarda ben dal suggerire vie d'uscita ai propri cittadini, d'altra parte stanno fuggendo da uno Stato che non li rappresenta più, al quale, dunque, non possono certo chiedere aiuto».

New Day: Intervista a Lisa Coletto, avvocato specializzato in difesa dei richiedenti asilo e, in particolare, degli sfollati ed immigrati provenienti dallEst dellUcraina, dalle zone del Donbass

Profughi ucraini richiedenti asilo

La tregua nel Donbass, stabilita in base agli accordi di Minsk, regge per ora, ma è fragile. Nel caso dovesse saltare che previsioni ha Lei al riguardo del flusso dei profughi provenienti dalle zone dei combattimenti?

«Le conseguenze sono imprevedibili, ma saranno di una portata enorme poichè è impossibile quantificare in tal caso il numero dei profughi. Si potrebbe ipotizzare un esodo su scala biblica. Una situazione di portata oltre misura che sarebbe per la stessa Italia difficile da gestire, ma sicuramente più evidente e chiara da riconoscersi a livello internazionale. Probabilmente, ahimè, una guerra così palese potrebbe condurre i vari governi a riconoscere effettivamente una protezione».

In tal caso Lei, ahimè, si troverebbe in trincea, ossia in prima linea. E' pronta a fronteggiare la situazione, a dare l'assistenza legale e il sostegno morale, a una marea dei profughi, europei come noi, quelli che professano la stessa fede, e che potrebbero essere costretti ad abbandonare in fretta e furia la propria terra d'origine per rifugiarsi in Italia?

«Si, mi considero una avvocato i prima linea, svolgendo un ruolo molto importante di un ponte tra la gente disperata, in cerca di asilo, e le istituzioni italiane...Ormai da anni lavoro a difesa dei diritti dell'uomo, soprattutto di coloro che fuggono da guerre e persecuzioni, a maggior ragione continuerò a tutelare coloro che fanno ancor più difficoltà nell'essere riconosciuti ,sempre più convinta che l'individuo in quanto tale deve essere tutelato aldilà delle differenze e degli ostacoli creati dalle istituzioni».

Su che cosa possono contare i profughi ucraini in Italia? Le probabilità nei termini dell'accoglimento della domanda volta all'ottenimento dello status del rifugiato, la durata del permesso di soggiorno per motivi umanitari?

«Coloro che chiederanno la protezione internazionale allo Stato italiano potranno ottener lo status di rifugiato (protezione internazionale di 5 anni), un permesso per sussidiaria (protezione internazionale, oggi, di 5 anni) o un permesso umanitario (con durata annuale) che consentiranno la tutela dei diritti essenziali, nonché la possibilità di lavorare e crearsi una nuova vita. Non nego che, le difficoltà di inserimento, soprattutto in questo periodo nel tessuto sociale non esistano, ma per coloro che hanno la volontà di riscattarsi e di rifarsi una vita lontano dalla guerra sicuramente le possibilità non mancheranno. I vari permessi potranno, con determinati requisiti, essere rinnovati e confermare all'immigrato la volontà da parte dello Stato italiano di vederlo e volerlo integrato nel nostro paese. E se l'esito della Commissione fosse negativo, il procedimento civile italiano darà la possibilità al richiedente asilo di essere tutelato e, conseguentemente, ascoltato dal Tribunale che, guarderà alla tutela dell'individuo in quanto vulnerabile, soggetto a persecuzioni o comunque ad un rischio effettivo della vita nel momento in cui fosse costretto al rientro in patria».

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