Pubblicazioni del 04/21/17 (Archivio)

La dogana russa al confine bielorusso è sommersa di bustarelle
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La dogana russa al confine bielorusso è sommersa di bustarelle

Al Servizio doganale federale russo (FTS) è raddoppiato il numero delle denunce relative ai casi di corruzione al confine russo-bielorusso. Le guardie doganali lo spiegano con il fatto che ultimamente è cresciuta l'attività dei contrabbandieri che cercano di far entrare in Russia i prodotti alimentari proibiti provenienti dall'Europa.

Circa due mesi fa la Russia ha introdotto al confine con la Bielorussia la cosiddetta «zona di confine», misura che consente di controllare tutti i mezzi di trasporto senza eccezione che entrano nel territorio della Federazione russa. Tuttavia l'accentuata vigilanza delle guardie doganali non ha scoraggiato i contrabbandieri, che sempre più spesso cercano di «comprarsi» un lasciapassare alla frontiera.

Nei primi tre mesi del 2017 l'ufficio anticorruzione del Servizio doganale federale russo ha inoltrato 149 denunce. Per fare un confronto, nello stesso periodo del 2016 ne erano state inoltrate soltanto 64, scrive il giornale «Izvestija». 105 di queste denunce riguardano proprio tentativi di dare bustarelle, mentre l'anno precedente di questi se n'erano verificati soltanto 10. Nel 2016 inoltre gli agenti doganali avevano riferito ai loro superiori di 77 tentativi di corruzione.

Al Servizio doganale federale russo ritengono che il crescente numero delle denunce sporte nei confronti dei corruttori è un sintomo dell'efficacia delle misure per la lotta alla corruzione. Per fare un esempio, alla fine dell'anno scorso al confine russo-bielorusso è stato arrestato un cittadino russo che prestava servizi di registrazione doganale anche ai bielorussi. I delinquenti avevano offerto una tangente da 48 mila euro.

La situazione complessa al confine con la Bielorussia è legata in primo luogo al fatto che questa è la via più breve per le merci che si trovano sotto embargo alimentare. I prodotti che non si possono importare in Russia vengono esportati in Bielorussia, dove li riconfezionano, gli rifanno la documentazione e provano a introdurli in territorio russo. Nonostante l'introduzione della zona di confine nel migliore dei casi si riesce a identificare e a sequestrare solo il 10% del volume complessivo della merce contrabbandata.

Ricordiamo che nell'agosto del 2014 la Russia ha proibito l'importazione di una serie di prodotti alimentari provenienti dall'Europa in risposta alle sanzioni economiche che l'Unione europea aveva introdotto nei confronti della Federazione russa per l'annessione della penisola di Crimea, considerata territorio dell'Ucraina. Il divieto riguarda carne suina e bovina, pollame, latticini, frutta e verdura ecc.

Mosca, Zoja Oskolkova

© 2017, «New Day – Italia»

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