Pubblicazioni del 07/19/16 (Archivio)

In Kirghizistan lavora un bambino su quattro
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In Kirghizistan lavora un bambino su quattro

Per i bambini l'estate è sinonimo di vacanze, riposo e divertimento, ma purtroppo in Kirghizistan molti minorenni sono costretti a lavorare nei mercati, negli autolavaggi, nei bar, e a faticare nei campi... Per alcuni è un modo per guadagnarsi i primi soldini o per iniziare a dare un contributo all'impresa famigliare, per altri è invece l'unica possibilità di sopravvivenza.

Secondo i dati dell'ILO (l'Organizzazione internazionale del lavoro) nel mondo si contano più di 160 milioni di bambini costretti a lavorare, di cui 85 milioni occupati in mansioni pericolose: smontare e smistare i rifiuti nelle discariche, lavorare con i pesticidi in agricoltura, portare oggetti pesanti per notevoli distanze (le cui conseguenze influiscono sulla funzione riproduttiva delle bambine), prostituirsi.

In Kirghizistan 580.565 minori tra i 5 e i 17 anni sono coinvolti in attività lavorative. Tra l'altro, mentre il livello di vita nei paesi confinanti con problemi analoghi sta, anche se lentamente, migliorando, i kirghisi non possono neanche vantarsi di questo. Nel 2015 l'indicatore di povertà nel paese era del 32,1%, vale a dire dell'1,5% in più rispetto al 2014, facendo registrare un peggioramento più marcato nelle città (+ 2,4%) che nei villaggi (+ 1%). Questo vuol dire che rimane la necessità che nelle famiglie ci sia la maggior quantità possibile di braccia che lavorano.

Un ruolo importante l'ha certo avuto l'emigrazione, che ha creato tra bambini e adolescenti molti orfani con genitori ancora in vita, spesso abbandonati presso parenti indifferenti al loro destino, che anzi a volte cercano pure di sfruttare a loro beneficio la «bocca in più" che si sono venuti a trovare in casa.

Oltretutto, non pochi cittadini del Kirghizistan negli ultimi anni sono diventati membri di alcune sette, dal punto di vista delle quali la prevenzione della gravidanza è un peccato, con la conseguenza che in numerose famiglie la natalità ha avuto un'impennata. Ai bambini più grandi spesso non resta che abbandonare la scuola e trovarsi un lavoro per mantenere fratellini e sorelline e la madre eternamente incinta.

Gli specialisti dell'ILO, in collaborazione con il Comitato nazionale di statistica, hanno effettuato una ricerca dal titolo «Bambini lavoratori nella Repubblica del Kirgizistan. Indagine sul lavoro minorile 2014-2015», pubblicandone un resoconto che fa molto riflettere sul futuro del paese.

In media i minori oggetto della ricerca lavorano dalle 15 alle 19 ore alla settimana e prendono circa 53 € al mese. Ma i soldi guadagnati se li mette in tasca solo il 7% dei minori che lavorano in proprio o a salario. Il 93% dei loro compagni invece non prende nulla in quanto non è impiegato presso datori esterni ma lavora prevalentemente per la propria famiglia o per lontani parenti.

Oltre a questo, va tenuto conto che l'ingresso precoce nella vita adulta e l'assenza dell'infanzia non aiutano certo i giovani kirghisi ad adempiere ai compiti e ai doveri posti loro dalla società. Dalla ricerca risulta che il 10% dei minori non ha mai frequentato la scuola né altri enti scolastici.

L'esperienza internazionale evidenzia che per migliorare la situazione si renda necessario adottare provvedimenti urgenti, come per esempio introdurre nelle campagne tecnologie per il risparmio del lavoro, per far sì che non sia più necessario il lavoro minorile. Per il momento però in Kirghizistan questo rimane solamente un sogno. Nessun partito alle elezioni ha incluso migliorie di questo genere nel proprio programma, chiudendo in tal modo gli occhi sulle numerosissime violazioni del Codice repubblicano dell'infanzia, secondo il quale il lavoro dei bambini minori di 14 anni è assolutamente proibito.

Per il momento a Biškek è in atto una campagna informativo-culturale, il cui obiettivo è quello di aumentare il livello di diffusione delle informazioni nella società, anche tra i più giovani, sul problema del lavoro minorile, sulle sue proporzioni e caratteristiche, sulle conseguenze per i bambini e per la società e sulle basi del diritto internazionale in quest'ambito.

Biškek, Elena Korotkova

© 2016, «New Day – Italia»

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